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Né per i vivi né per i morti il saggio mena cordoglio (Krisna)
SOCIETA'
24 marzo 2017
La quarta via.

Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo. Si cerca qualche risposta e ci si guarda attorno alla ricerca di chi sembra ne sappia di più.

La Scienza.

La Scienza, com’è giusto che sia, considera solo il mondo sensoriale, la materia. La Scienza, per definizione, deve occuparsi di scoprire e capire le Leggi della Natura. Può dare risposte che riguardano la materia, può portare il nostro Soma a vivere 120 anni, anche se poi, studiando l’infinitamente piccolo, la fisica delle particelle, qualche studioso comincia a farsele anche lui le domande anziché dare risposte. No, la Scienza non è l’ideale per queste risposte, il Suo compito è ben altro.

La Filosofia.

Non si ottiene molto, da questa, a mio parere. Troppo impegnata in argomenti estremamente complessi, riservati solo ad una ristretta élite d’intellettuali o ritenuti tali, frequentatori di esclusivi salotti, è lontana dalla gente comune. Questionare di Pensiero forte, Pensiero debole, con la tendenza che ha, al momento, di tenere lontana la Metafisica, non sono pensieri che, generalmente, occupano la mente delle persone di livello intellettivo medio. Troppi voli librati e perdipiù, a volte completamente opposti. Siamo lontanissimi dal modello d’insegnamento filosofico dei Maestri della Grecia. Su argomenti del genere purtroppo non aiuta, che io sappia. C’è, forse, un filosofo in grado di creare un modello di pensiero atto a dare almeno una ragionevole spiegazione alle domande di cui sopra? Esiste una Filosofia intesa al vivere ma, una intesa ad approcciare l’altro naturale, inevitabile fenomeno, la Morte o la creduta tale, inspiegabilmente non c’è: si preferisce ignorare la questione, si preferisce fare gli struzzi, si preferisce far finta che non esista. Meglio non discettare sull’ argomento. Il fatto è che ci vuole coraggio ad affrontare questi argomenti messi, chissà perché, al bando dal pensiero laico ufficiale ed il coraggio, chi non l’ha, non se lo può dare, diceva Don Abbondio.

La Religione.

Ci parla di diavoli, belzebù, satana e satanassi, di scuole di esorcismi all’alba del terzo millennio!! Parla d’inferno e pene eterne ignorando completamente la possibilità del ravvedimento. Come posso, io che sono un padre “nella carne”, condannare in eterno mio figlio, non dargli nessuna possibilità di salvezza? Figuriamoci il Nostro Padre nello Spirito.Mi rifiuto, come uomo, di accettare situazioni del genere: chi ha ideato l’inferno non deve, con tutta evidenza, essere stato genitore. Per la Religione siamo ancora millenni indietro, non siamo affatto cresciuti; ci impone dogmi e Fede fideistica, agostiniana. Credo sia ingiusto che la Religione chiuda con i dogmi il pensiero, il razionale. La Religione che si preoccupa della Sua esistenza avendo cura di mettere bene in guardia dalla “Religione fai da te”. E perché mai non dovrei praticare questa Religione visto che gli Insegnamenti sono così chiari, semplici, inequivocabili che, per essere messi in pratica, non necessitano di alcuna intermediazione esplicativa? Forse, qualche migliaio d’anni addietro, poteva andare bene. Ha indubbiamente avuto la Sua funzione. Ma oggi....Ed allora?

La Quarta Via

C’è una Quarta Via, una via che è composta di una metafisica razionale. Questa via ha, in effetti, delle risposte da dare alle nostre domande. Ci chiede di avere Fede ma, una Fede ragionata, priva di dogmi, non fideistica. La Quarta via, è indimostrabile scientificamente ed ha bisogno di molta intuizione. E’ la via dei poeti, scrittori, pensatori, artisti che l’hanno sempre intuita nelle varie epoche ma che sono stati da noi, in Occidente, soffocati, ignorati dall’isolazionismo culturale nel quale il nostro Medio Evo ci ha tenuto per qualche millennio e più. E’ la Via che chiede di vivere al massimo la Vita cercando di non sciuparla ma di acquisire più esperienze possibili. Questa Via, personalmente, la trovo espressa molto bene nei seguenti, favolosi versi di Kalhil Gibran, poeta siriano (1883-1931):

“…..Sappiate dunque che Dal maggior silenzio io tornerò….

Non dimenticate che ritornerò da voi…..

Un momento di riposo sull’onda del vento
E un'altra donna mi partorirà."


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SOCIETA'
22 dicembre 2011
La Quarta Via

…..Cosa vuoi che ti dica? Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Perlopiù, noialtri ci abbiamo messo un’infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all’altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde venivamo né c’importava dove fossimo diretti. Insomma, si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse pel cervello che c’è, al mondo, qualcos’altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra di noi, oltre insomma, alla Legge dello Stormo? Ma mille vite, Jon, ma diecimila!.…..

da “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo. Si cerca qualche risposta e ci si guarda attorno alla ricerca di chi sembra ne sappia di più.

La Scienza.

La Scienza, com’è giusto che sia, considera solo il mondo sensoriale, la materia. La Scienza, per definizione, deve occuparsi di scoprire e capire le Leggi della Natura. Può dare risposte che riguardano la materia, può portare il nostro Soma a vivere 120 anni, anche se poi, studiando l’infinitamente piccolo, la fisica delle particelle, qualche studioso comincia a farsele anche lui le domande anziché dare risposte. No, la Scienza non è l’ideale per queste risposte, il Suo compito è ben altro.

La Filosofia.

Non si ottiene molto, da questa, a mio parere. Troppo impegnata in argomenti estremamente complessi, riservati solo ad una ristretta élite d’intellettuali o ritenuti tali, frequentatori di esclusivi salotti, è lontana dalla gente comune. Questionare di Pensiero forte, Pensiero debole, con la tendenza che ha, al momento, di tenere lontana la Metafisica, non sono pensieri che, generalmente, occupano la mente delle persone di livello intellettivo medio. Troppi voli librati e perdipiù, a volte completamente opposti. Siamo lontanissimi dal modello d’insegnamento filosofico dei Maestri della Grecia. Su argomenti del genere purtroppo non aiuta, che io sappia. C’è, forse, un filosofo in grado di creare un modello di pensiero atto a dare almeno una ragionevole spiegazione alle domande di cui sopra? Esiste una Filosofia intesa al vivere ma, una intesa ad approcciare l’altro naturale, inevitabile fenomeno, la Morte o la creduta tale, inspiegabilmente non c’è: si preferisce ignorare la questione, si preferisce fare gli struzzi, si preferisce far finta che non esista. Meglio non discettare sull’argomento. Il fatto è che ci vuole coraggio ad affrontare questi argomenti messi, chissà perché, al bando dal pensiero laico ufficiale ed il coraggio, chi non l’ha, non se lo può dare, diceva Don Abbondio.

La Religione.

Ci parla di diavoli, belzebù, satana e satanassi, di scuole di esorcismi all’alba del terzo millennio!! Parla d’inferno e pene eterne ignorando completamente la possibilità del ravvedimento. Come posso, io che sono un padre “nella carne”, condannare in eterno mio figlio, non dargli nessuna possibilità di salvezza? Figuriamoci il Nostro Padre nello Spirito.Mi rifiuto, come uomo, di accettare situazioni del genere: chi ha ideato l’inferno non deve, con tutta evidenza, essere stato genitore. Per la Religione siamo ancora millenni indietro, non siamo affatto cresciuti; ci impone dogmi e Fede fideistica, agostiniana. Credo sia ingiusto che la Religione chiuda con i dogmi il pensiero, il razionale. La Religione che si preoccupa della Sua esistenza avendo cura di mettere bene in guardia dalla “Religione fai da te”. E perché mai non dovrei praticare questa Religione visto che gli Insegnamenti sono così chiari, semplici, inequivocabili che, per essere messi in pratica, non necessitano di alcuna intermediazione esplicativa? Forse, qualche migliaio d’anni addietro, poteva andare bene. Ha indubbiamente avuto la Sua funzione. Ma oggi....Ed allora?

La Quarta Via

C’è una Quarta Via, una via che è composta di una metafisica razionale. Questa via ha, in effetti, delle risposte da dare alle nostre domande. Ci chiede di avere Fede ma, una Fede ragionata, priva di dogmi, non fideistica. La Quarta via, è indimostrabile scientificamente ed ha bisogno di molta intuizione. E’ la via dei poeti, scrittori, pensatori, artisti che l’hanno sempre intuita nelle varie epoche ma che sono stati da noi, in Occidente, soffocati, ignorati dall’isolazionismo culturale nel quale il nostro Medio Evo ci ha tenuto per qualche millennio e più. E’ la Via che chiede di vivere al massimo la Vita cercando di non sciuparla ma di acquisire più esperienze possibili. Questa Via, personalmente, la trovo espressa molto bene nei seguenti, favolosi versi di Kalhil Gibran, poeta siriano (1883-1931):



“…..Sappiate dunque che
Dal maggior silenzio io tornerò….
Non dimenticate che ritornerò da voi…..
Un momento di riposo sull’onda del vento
E un'altra donna mi partorirà."


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SOCIETA'
20 febbraio 2010
Amabili resti ovvero, quando il cinema insegna.
Anni di ricerche "al limite" hanno permesso di elaborare una teoria in base alla quale una persona che ha appena abbandonato il corpo, specie se improvvisamente, non si rende conto della sua nuova Dimensione di appartenenza, crede di essere ancora nella precedente. Avendo però superato i confini nei quali i cinque sensi la tenevano relegata, ha la possibilità di crearsi delle realtà nelle quali vivere, e queste realtà sono profondamente influenzate dalla sua evoluzione, cultura, abitudini, ambiente di vita precedente. Così, un cattolico immaginerà e si creerà un Paradiso, un appassionato di filosofia entrerà in una scuola di Aristotele, Platone, Archimede mentre un appassionato ambientale vivrà in un paesaggio bucolico così come lo desiderava. Tutto questo, si ipotizza succeda subito dopo aver lasciato il corpo ed ancora con la psiche ben radicata agli affetti, amori, rancori, vendette; quando è ancora immerso  nell'ambiente che lo circondava. Poi, uno Spirito guida, prende forma appropriata alla psiche della persona da "guidare" e lo aiuta a staccarsi dai vincoli precedenti e, forse, aiuta anche i suoi cari a lasciarlo andare, a non soffrire più per la "perdita".
Questo fino a quando la persona si rende conto del suo nuovo stato dimensionale poi, non ha più bisogno di dare forma a se stesso ed ad altro: torna nella sua reale essenza spirituale, sintetizza le esperienze appena vissute, le assimila e decide come proseguire il suo cammino evolutivo al discoprimento di se stesso (mi piace immaginare queste Intelligenze come lampi di energia purissima dai colori infiniti). Può, in buona sostanza, dopo aver conosciuto la Materia, rendersi conto che egli è di Sostanza completamente diversa.

Deve aderire a questa teoria, almeno per quanto riguarda l'immediato trapasso dimensionale, il regista del film "Amabili resti" il quale, si serve di una ragazzina di quattordici anni che viene violentemente brutalizzata ed uccisa alla vigilia del suo primo appuntamento. Nel suo momento più bello cioè, quello che si ricorda per la vita.
E' molto bravo il regista. Attraverso gli occhi della ragazzina, offre fantastiche visioni e situazioni che io mai avrei immaginato: mi ha aperto gli orizzonti, come si dice. Conserverò ben bene questi scenari nel mio profondo archivio subconscio.
Chiunque sia, Lo ringrazio.
Nella marea di assolute banalità e violenze gratuite che la cinematografia offre, è il caso di dirlo: uno su mille, insegna, lascia il segno.

Gli altri, ragliano.


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permalink | inviato da Fort il 20/2/2010 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SOCIETA'
23 gennaio 2009
lo Spirito del gruppo (Il controllo remoto).

Tra i fenomeni che si possono osservare in Natura, uno dei più misteriosi è il comportamento dei banchi di pesci dove, centinaia o migliaia di individui se pelagici, si muovono in frazioni di secondo ed all’unisono facendo assumere al banco forme e colori atti a sviare l’aggressore.

Nel del banco di pesci ogni movimento avviene tutto in maniera simultanea ed interessa migliaia di individui. La domanda è: come fanno a recepire tutti assieme lo stesso segnale? Come fanno a sapere migliaia di individui, istantaneamente, in che direzione andare senza intralciarsi a vicenda ma, anzi, decidere all’istante quale forma fare assumere al banco e che colore mostrare al predatore, il ventrale o il dorsale, per metterlo in difficoltà, in confusione?

Il fatto è che, il banco, assume diverse forme ed adotta diverse strategie quando è assalito da predatori. Il tutto lo fa in maniera istantanea, appunto. Ora chi decide, nel banco, la strategia da seguire? E come la comunica in maniera simultanea a tutte le centinaia o migliaia di pesci che lo compongono?

Se esiste un capo banco questi deve innanzitutto avere l’informazione del pericolo, poi dovrà valutare il tipo di pericolo e decidere quale strategia adottare e quindi comunicarla a tutti i componenti del banco. E come comunica? Si parla di segnali fisici, chimici, nervosi ma, il tempo che detti segnali vengono recepiti da tutti, un po’ come un effetto domino, insomma, non credo serva a spiegare l’istantanietà dei movimenti assolutamenti sincroni. Forse suoni udibili da tutti i componenti, ed uno diverso per ogni forma o direzione che devono seguire o strategia da adottare?

C’è poi il problema di chi coordina: il coordinatore è uno solo oppure assumono la funzione quelli che si trovano più vicini al predatore? E questi la pensano tutti allo stesso modo nel decidere il movimento, la forma e la direzione del banco? Il tutto in tempo di qualche minuto secondo?


Questo banco di pesci, in maniera molto intelligente, si è posto al riparo della roccia per proteggersi le spalle ed ha assunto una formazione tale che, muovendosi sincronicamente, fa credere all'aggressore di trovarsi di fronte ad un unico essere molto più grande di lui.


In attesa che gli studiosi della materia ci svelino il mistero, si può provare a considerare la seguente ipotesi:

Immaginiamo numerosi robot industriali, ad esempio delle braccia meccaniche neanche troppo complicate, idonee a muoversi sui due assi ortogonali: orizzontale e verticale, il tutto in uno spazio ristrettissimo; simuliamo, insomma, un “banco” di robot.

Dobbiamo supporre che queste braccia robotizzate, siano radiocomandate e tutte sintonizzate sulla stessa frequenza di un radiocomando, un controllo “remoto”, come si dice in gergo, posto chissà dove.

Orbene, a chi controlla il radiocomando, basterà spostare una levetta corrispondente ad un determinato movimento e tutte le migliaia di braccia robotizzate faranno, simultaneamente ed a velocità di onde herziane, lo stesso movimento senza rischio di intralciarsi.

L’ipotesi prospettata sembrerebbe alquanto balzana ma, due particolari potrebbero renderla meno tale.

Uno è di carattere speculativo ed il secondo è constatativo di una realtà.

Per quanto riguarda il primo:

Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend hanno scritto e pubblicato negli USA nel 1969 “Il Mulino di Amleto”. In Italia  solo nel 1983 da Adelphi.

In questo trattato, perché tale è (un po’ pesantino ma, interessantissimo), i due emeriti studiosi hanno raccolto i miti e leggende di popolazioni di tutte o quasi, le latitudini. Una caratteristica che hanno riscontrato è quella che parla di disastri planetari ed una seconda è quella che, in questi racconti,  vengono espressi dei numeri uguali od in forma di multipli o sottomultipli di alcuni più frequenti.

Jane B. Sellers che si occupa di archeologia all’Istituto Orientale dell’Università di Chicago, leggendo di questi racconti, ha scoperto che questi numeri sono, incredibile a dirsi, numeri relativi alla precessione degli equinozi. E questo è un mistero perché non si capisce come, in racconti ancestrali che si perdono nella notte dei tempi, come si dice, compaiano di questi numeri.

A questo punto e, considerato quanto sopra, la domanda è (veramente sarebbero diverse, le domande):

E’ possibile che, anche le storie relative ai fantastici Elementali della Natura, abbiano un fondamento di realtà? Cosa c’è di reale alla base di queste leggende di elfi, fate, nereidi, ecc. che, dicono le leggende, regnano sulle forme di vita elementari?

Per quelle studiate dagli autori di cui sopra, c’è la precessione degli equinozi, cosa questa estremamente seria e che causa disastri: per fortuna si verifica nell’arco di millenni.

Perché non potrebbe esserci qualcosa di vero anche per le leggende relative agli Elementali delle specie a noi inferiori?

Il secondo particolare di carattere constatativo di una realtà è il seguente:

Osservando queste foto non viene in mente, come è venuto a chi scrive, il collegamento a queste situazioni che necessitano, anche loro, di un “controllo remoto” di un capo “banco” (mi si perdoni la licenza), all’esterno dello stesso e che impartisce le istruzioni?


Il fatto è che questa ipotesi è dura da accettare perché implica il concetto che una Energia non biologica interviene, dall’esterno, per coordinare la materia.

Come corollario ne risulta che, l’espressione artistica, d’ingegno come la musica, la pittura ecc. NON è “succo” del cervello bensì è la Mente (o Spirito, o come la si vuol chiamare), che si serve del cervello per esprimersi nella dimensione materiale: ed ecco perché l’Arte, in tutte le sue forme, (mi riferisco a quella oggettiva) è meravigliosa. Perché è, appunto, un pensiero extra materiale, di una Dimensione superiore. Un pensiero che, persone privilegiate, hanno la capacità di recepirlo e, bontà loro, ce ne fanno partecipi.

 
 


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CULTURA
23 dicembre 2007
La Premonizione ed il Destino.
Giovanni Segantini fu il caposcuola di una forma pittorica definito “divisionismo”. Pelizza da Volpedo, ad esempio, fu un divisionista.

Per l’Esposizione di Parigi del 1900 era stata commissionato un lavoro al Segantini, un trittico: La Natura,  La Vita, La Morte.

Orbene, non è il caso qui, di puntualizzare ma il fatto è che, il pittore, nel quadro del trittico La Morte, si è ispirato, ha illustrato effettivamente la scena della sua morte. Lo ha detto alla moglie Bice che osservava il quadro: “Io ero nella bara che portano fuori dalla baita ed una delle donne che le sono intorno eri tu ed io ti ho vista piangere”. Dopo tredici giorni, moriva.  (Riportato da Cesare Vesme, direttore della Rivista di Studi Psichici).

Ciò premesso.

E’ difficile contestare la dottoressa Elisabeth Kubler-Ross che è stata una autorità mondiale nel campo della assistenza ai malati terminali, con particolare attenzione ai bambini. Il suo curriculum, i suoi lavori parlano da soli.

E’ stata una delle prime, intuendone la fondamentale importanza, a visitare, subito dopo la liberazione, gli infami campi di sterminio di Maidanek, Theresianstad, Auschwitz, Buchenwald.

A Lei interessavano i bambini e trovò disegni e scarabocchi lasciati da questi prima di finire nelle camere a gas. Orbene, una grande quantità di questi disegni e graffiti , rappresentava farfalle, farfalle in volo. La farfalla indica la metafora della metamorfosi, il misterioso fenomeno in virtù del quale dal disfacimento del bruco, nasce una farfalla libera di volare (e sulla quale la Scienza ha ancora ben poco da dire).

(Doris Weisoverà 17/051932 – 4/10/44 Auschwitz)

Il fatto che bambini costretti a vivere uno spaventoso incubo si ispirino a farfalle, è importantissimo, basilare direi.

Contrariamente, infatti, alle opere degli adulti frutto di considerazioni, di constatazioni e di pensiero, i bambini sono spontanei, la loro intuizione è frutto della loro Spiritualità accentuata. Il loro Spirito è ancora palese e, del resto, si riflette anche nella innocenza e bellezza fisica. Poi, le vicissitudini della Vita faranno in modo che lo stesso Spirito si ritiri nel subconscio che filtrerà e gli passerà le esperienze di vita significative.

E’ estremamente superficiale, quindi, considerare scarabocchi insignificanti i disegni dei bimbi così come, ricchi ancora di spiritualità manifesta, è estremamente grave danneggiarli, violarli nel corpo e nello Spirito. La Giustizia karmica scatenerà le Sue giuste esigenze così come, del resto, la nostra Giustizia umana. Per altro è un avvertimento molto chiaro ed inequivocabile il “ Chiunque farà del male ad uno di questi è come lo avesse fatto a Me. Sarà meglio per lui che si butti nel più profondo del mare dopo essersi legato una pietra al collo..” Ed è difficile che Gesù sia così severo ma, anche per Lui, i bambini sono veramente sacri.

Con lo Spirito ancora palese nei bimbi, questi facilmente manifestano capacità ultra. Ma bisogna imparare a coglierle, queste capacità, bisogna stare molto attenti perché lo Spirito, come la neve, non fa rumore. Una farfalla disegnata da un bimbo, andrebbe incorniciata, rappresenta un anelito di libertà di uno Spirito che, sebbene sceso nella nostra dimensione di Sua volontà, è sgomento delle prove che lo aspettano e che conosce già.

Premesso anche questo e letta la poesia che segue, considerata l’età dell’autrice, chiedo a chi legge: non crede che rientri in un caso di premonizione? Che il suo Spirito annuncia che tornerà presto alla Dimensione dalla quale è arrivato?

Il tramonto

Il pomeriggio se ne va
Il tramonto si avvicina
un momento stupendo
Il sole sta andando via (a letto)
E' già sera tutto è finito

(E’ una poesia di Nadia Nencioni, vittima, a 9 anni, in via dei Georgofili)


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CULTURA
5 marzo 2007
La Quarta Via

…..Cosa vuoi che ti dica? Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Perlopiù, noialtri ci abbiamo messo un’infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all’altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde venivamo né c’importava dove fossimo diretti. Insomma, si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse pel cervello che c’è, al mondo, qualcos’altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra di noi, oltre insomma, alla Legge dello Stormo? Ma mille vite, Jon, ma diecimila!.….. da “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo. Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo. Si cerca qualche risposta e ci si guarda attorno alla ricerca di chi sembra ne sappia di più.

La Scienza.

La Scienza, com’è giusto che sia, considera solo il mondo sensoriale, la materia. La Scienza, per definizione, deve occuparsi di scoprire e capire le Leggi della Natura. Può dare risposte che riguardano la materia, può portare il nostro Soma a vivere 120 anni, anche se poi, studiando l’infinitamente piccolo, la fisica delle particelle, qualche studioso comincia a farsele anche lui le domande anziché dare risposte. No, la Scienza non è l’ideale per queste risposte, il Suo compito è ben altro.

La Filosofia. Non si ottiene molto, da questa, a mio parere. Troppo impegnata in argomenti estremamente complessi, riservati solo ad una ristretta élite d’intellettuali o ritenuti tali, frequentatori di esclusivi salotti, è lontana dalla gente comune. Questionare di Pensiero forte, Pensiero debole, con la tendenza che ha, al momento, di tenere lontana la Metafisica, non sono pensieri che, generalmente, occupano la mente delle persone di livello intellettivo medio. Troppi voli librati e perdipiù, a volte completamente opposti. Siamo lontanissimi dal modello d’insegnamento filosofico dei Maestri della Grecia. Su argomenti del genere purtroppo non aiuta, che io sappia. C’è, forse, un filosofo in grado di creare un modello di pensiero atto a dare almeno una ragionevole spiegazione alle domande di cui sopra? Esiste una Filosofia intesa al vivere ma, una intesa ad approcciare l’altro naturale, inevitabile fenomeno, la Morte, inspiegabilmente non c’è: si preferisce ignorare la questione, si preferisce fare gli struzzi, si preferisce far finta che non esista. Meglio non discettare sull’argomento. Il fatto è che ci vuole coraggio ad affrontare questi argomenti messi, chissà perché, al bando dal pensiero laico ufficiale ed il coraggio, chi non l’ha, non se lo può dare, diceva Don Abbondio.

La Religione Ci parla di diavoli, belzebù, satana e satanassi, di scuole di esorcismi all’alba del terzo millennio!! Parla d’inferno e pene eterne ignorando completamente la possibilità del ravvedimento. Come posso, io che sono un padre “nella carne”, condannare in eterno mio figlio, non dargli nessuna possibilità di salvezza? Figuriamoci il Nostro Padre nello Spirito.Mi rifiuto, come uomo, di accettare situazioni del genere: chi ha ideato l’inferno non deve, con tutta evidenza, essere stato genitore. Per la Religione siamo ancora millenni indietro, non siamo affatto cresciuti; ci impone dogmi e Fede fideistica, agostiniana. Credo sia ingiusto che la Religione chiuda con i dogmi il pensiero, il razionale.La Religione che si preoccupa della Sua esistenza avendo cura di mettere bene in guardia dalla “Religione fai da te”. E perché mai non dovrei praticare questa Religione visto che gli Insegnamenti sono così chiari, semplici, inequivocabili che, per essere messi in pratica, non necessitano di alcuna intermediazione esplicativa?Forse, qualche migliaio d’anni addietro, poteva andare bene. Ha indubbiamente avuto la Sua funzione. Ma oggi....Ed allora?

La Quarta Via

C’è una Quarta Via, una via che è composta di una metafisica razionale. Questa via ha, in effetti, delle risposte da dare alle nostre domande. Ci chiede di avere Fede ma, una Fede ragionata, priva di dogmi, non fideistica.La Quarta via, è indimostrabile scientificamente ed ha bisogno di molta intuizione. E’ la via dei poeti, scrittori, pensatori, artisti che l’hanno sempre intuita nelle varie epoche ma che sono stati da noi, in Occidente, soffocati, ignorati dall’isolazionismo culturale nel quale il nostro Medio Evo ci ha tenuto per qualche millennio e più. E’ la Via che chiede di vivere al massimo la Vita cercando di non sciuparla ma di acquisire più esperienze possibili.Questa Via, personalmente, la trovo espressa molto bene nei seguenti, favolosi versi di Kalhil Gibran, poeta siriano (1883-1931):

“…..Sappiate dunque che
Dal maggior silenzio io tornerò….
Non dimenticate che ritornerò da voi…..
Un momento di riposo sull’onda del vento
E un'altra donna mi partorirà."



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CULTURA
27 ottobre 2005
La Quarta Via.

“…..Cosa vuoi che ti dica?  Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Perlopiù, noialtri ci abbiamo messo un’infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all’altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde venivamo né c’importava dove fossimo diretti. Insomma, si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse pel cervello che c’è, al mondo, qualcos’altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra di noi, oltre insomma, alla Legge dello Stormo? Ma mille vite, Jon, ma diecimila!.…..” da “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

 

Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo.

Si cerca qualche risposta e ci si guarda attorno alla ricerca di chi sembra ne sappia di più.

La Scienza.

La Scienza, com’è giusto che sia, considera solo il mondo sensoriale, la materia. La Scienza, per definizione, deve occuparsi di scoprire e capire le Leggi della Natura. Può dare risposte che riguardano la materia, può portare il nostro Soma a vivere 120 anni, anche se poi, studiando l’infinitamente piccolo, la fisica delle particelle, qualche studioso comincia a farsele anche lui le domande anziché dare risposte. No, la Scienza non è l’ideale per queste risposte, il Suo compito è ben altro.

La Filosofia.

Non si ottiene molto, da questa, a mio parere. Troppo impegnata in argomenti estremamente complessi, riservati solo ad una ristretta élite d’intellettuali o ritenuti tali, frequentatori di esclusivi salotti, è lontana dalla gente comune. Questionare di Pensiero forte, Pensiero debole, con la tendenza che ha, al momento, di tenere lontana la Metafisica, non sono pensieri che, generalmente, occupano la mente delle persone di livello intellettivo medio. Troppi voli librati e perdipiù, a volte completamente opposti. Siamo lontanissimi dal modello d’insegnamento filosofico dei Maestri della Grecia. Su argomenti del genere purtroppo non aiuta, che io sappia. C’è, forse, un filosofo in grado di creare un modello di pensiero atto a dare almeno una ragionevole spiegazione alle domande di cui sopra?

Esiste una Filosofia intesa al vivere ma, una intesa ad approcciare l’altro naturale, inevitabile fenomeno, la Morte, inspiegabilmente non c’è: si preferisce ignorare la questione, si preferisce fare gli struzzi, si preferisce far finta che non esista. Meglio non discettare sull’argomento. Il fatto è che ci vuole coraggio ad affrontare questi argomenti messi, chissà perché, al bando dal pensiero laico ufficiale ed il coraggio, chi non l’ha, non se lo può dare, diceva Don Abbondio.

La Religione

Ci parla di diavoli, belzebù, satana e satanassi, di scuole di esorcismi all’alba del terzo millennio!! Parla d’inferno e pene eterne ignorando completamente la possibilità del ravvedimento. Come posso, io che sono un padre “nella carne”, condannare in eterno mio figlio, non dargli nessuna possibilità di salvezza? Figuriamoci il Nostro Padre nello Spirito.

Mi rifiuto, come uomo, di accettare situazioni del genere: chi ha ideato l’inferno non deve, con tutta evidenza, essere stato genitore.

Per la Religione siamo ancora millenni indietro, non siamo affatto cresciuti; ci impone dogmi e Fede fideistica, agostiniana.

Credo sia ingiusto che la Religione chiuda con i dogmi il pensiero, il razionale.

La Religione che si preoccupa della Sua esistenza avendo cura di mettere bene in guardia dalla “Religione fai da te”.

E perché mai non dovrei praticare questa Religione visto che gli  Insegnamenti sono così chiari, semplici, inequivocabili che, per essere messi in pratica, non necessitano di alcuna intermediazione esplicativa?

Forse, qualche migliaio d’anni addietro, poteva andare bene. Ha indubbiamente avuto la Sua funzione. Ma oggi....

Ed allora?

C’è una Quarta Via, una via che è composta di una metafisica razionale. Questa via ha, in effetti, delle risposte da dare alle nostre domande. Ci chiede di avere Fede ma, una Fede ragionata, priva di dogmi, non fideistica.

La Quarta via, è indimostrabile scientificamente ed ha bisogno di molta intuizione. E’ la via dei poeti, scrittori, pensatori, artisti che l’hanno sempre intuita nelle varie epoche ma che sono stati da noi, in Occidente, soffocati, ignorati dall’isolazionismo culturale nel quale il nostro Medio Evo ci ha tenuto per qualche millennio e più. E’ la Via che chiede di vivere al massimo la Vita cercando di non sciuparla ma di acquisire più esperienze possibili.

Questa Via, personalmente, la trovo espressa molto bene nei seguenti, favolosi versi di Kalhil Gibran, poeta siriano (1883-1931):

 

“…..Sappiate dunque che

Dal maggior silenzio io tornerò….

Non dimenticate che ritornerò da voi…..

Un momento di riposo sull’onda del vento

E un'altra donna mi partorirà."

 


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permalink | inviato da il 27/10/2005 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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