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Fort
Né per i vivi né per i morti il saggio mena cordoglio (Krisna)
SOCIETA'
8 marzo 2017
Considerazioni sulla terza età,

Caro il mio diario.....mi sembrava così lontana…….


Eppure, quando comincia il declino, si affina la maniera di vedere le cose.

I sogni si avvicinano ed i sensi diventano sottili.

Sarà per questo che, venuto l’autunno, il calmo addormentarsi della Natura fa scendere in uno spirito puro il grande richiamo dell’ ignoto.

Quante cose ho sbagliato!! Dio mio..a pensarci mi vengono i brividi.

Eppure se ho sbagliato tanto in ugual misura ho imparato perché questi errori non li rifaccio, e rifarei, più.

E quante cose credo di aver capito ma quello che è certo che ho capito è il fatto che ho una marea immensa di cose da imparare che mi ci vorranno almeno diecimila vite, giusto per dirla con il capo stormo del gabbiano Jonathan.

La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo
(Richard Bach)


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permalink | inviato da Fort il 8/3/2017 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
27 ottobre 2005
La Quarta Via.

“…..Cosa vuoi che ti dica?  Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Perlopiù, noialtri ci abbiamo messo un’infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all’altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde venivamo né c’importava dove fossimo diretti. Insomma, si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse pel cervello che c’è, al mondo, qualcos’altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra di noi, oltre insomma, alla Legge dello Stormo? Ma mille vite, Jon, ma diecimila!.…..” da “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

 

Succede ad ogni persona pensante che voglia definirsi tale, ad un certo punto del suo Cammino esperenziale (“nel mezzo del cammin di nostra Vita “, a dirla con Dante), di porsi la classica, fatidica domanda relativa al senso della propria Vita, al proprio vissuto, che ne sarà dell’esperienza acquisita sia con la gioia che con il dolore; e, spingendosi un po’ più in là, quasi con timore, con esitazione, chiedersi cosa sarà di lui…dopo.

Si cerca qualche risposta e ci si guarda attorno alla ricerca di chi sembra ne sappia di più.

La Scienza.

La Scienza, com’è giusto che sia, considera solo il mondo sensoriale, la materia. La Scienza, per definizione, deve occuparsi di scoprire e capire le Leggi della Natura. Può dare risposte che riguardano la materia, può portare il nostro Soma a vivere 120 anni, anche se poi, studiando l’infinitamente piccolo, la fisica delle particelle, qualche studioso comincia a farsele anche lui le domande anziché dare risposte. No, la Scienza non è l’ideale per queste risposte, il Suo compito è ben altro.

La Filosofia.

Non si ottiene molto, da questa, a mio parere. Troppo impegnata in argomenti estremamente complessi, riservati solo ad una ristretta élite d’intellettuali o ritenuti tali, frequentatori di esclusivi salotti, è lontana dalla gente comune. Questionare di Pensiero forte, Pensiero debole, con la tendenza che ha, al momento, di tenere lontana la Metafisica, non sono pensieri che, generalmente, occupano la mente delle persone di livello intellettivo medio. Troppi voli librati e perdipiù, a volte completamente opposti. Siamo lontanissimi dal modello d’insegnamento filosofico dei Maestri della Grecia. Su argomenti del genere purtroppo non aiuta, che io sappia. C’è, forse, un filosofo in grado di creare un modello di pensiero atto a dare almeno una ragionevole spiegazione alle domande di cui sopra?

Esiste una Filosofia intesa al vivere ma, una intesa ad approcciare l’altro naturale, inevitabile fenomeno, la Morte, inspiegabilmente non c’è: si preferisce ignorare la questione, si preferisce fare gli struzzi, si preferisce far finta che non esista. Meglio non discettare sull’argomento. Il fatto è che ci vuole coraggio ad affrontare questi argomenti messi, chissà perché, al bando dal pensiero laico ufficiale ed il coraggio, chi non l’ha, non se lo può dare, diceva Don Abbondio.

La Religione

Ci parla di diavoli, belzebù, satana e satanassi, di scuole di esorcismi all’alba del terzo millennio!! Parla d’inferno e pene eterne ignorando completamente la possibilità del ravvedimento. Come posso, io che sono un padre “nella carne”, condannare in eterno mio figlio, non dargli nessuna possibilità di salvezza? Figuriamoci il Nostro Padre nello Spirito.

Mi rifiuto, come uomo, di accettare situazioni del genere: chi ha ideato l’inferno non deve, con tutta evidenza, essere stato genitore.

Per la Religione siamo ancora millenni indietro, non siamo affatto cresciuti; ci impone dogmi e Fede fideistica, agostiniana.

Credo sia ingiusto che la Religione chiuda con i dogmi il pensiero, il razionale.

La Religione che si preoccupa della Sua esistenza avendo cura di mettere bene in guardia dalla “Religione fai da te”.

E perché mai non dovrei praticare questa Religione visto che gli  Insegnamenti sono così chiari, semplici, inequivocabili che, per essere messi in pratica, non necessitano di alcuna intermediazione esplicativa?

Forse, qualche migliaio d’anni addietro, poteva andare bene. Ha indubbiamente avuto la Sua funzione. Ma oggi....

Ed allora?

C’è una Quarta Via, una via che è composta di una metafisica razionale. Questa via ha, in effetti, delle risposte da dare alle nostre domande. Ci chiede di avere Fede ma, una Fede ragionata, priva di dogmi, non fideistica.

La Quarta via, è indimostrabile scientificamente ed ha bisogno di molta intuizione. E’ la via dei poeti, scrittori, pensatori, artisti che l’hanno sempre intuita nelle varie epoche ma che sono stati da noi, in Occidente, soffocati, ignorati dall’isolazionismo culturale nel quale il nostro Medio Evo ci ha tenuto per qualche millennio e più. E’ la Via che chiede di vivere al massimo la Vita cercando di non sciuparla ma di acquisire più esperienze possibili.

Questa Via, personalmente, la trovo espressa molto bene nei seguenti, favolosi versi di Kalhil Gibran, poeta siriano (1883-1931):

 

“…..Sappiate dunque che

Dal maggior silenzio io tornerò….

Non dimenticate che ritornerò da voi…..

Un momento di riposo sull’onda del vento

E un'altra donna mi partorirà."

 


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permalink | inviato da il 27/10/2005 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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