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Né per i vivi né per i morti il saggio mena cordoglio (Krisna)
SOCIETA'
19 maggio 2018
A Francesca la dolce e Maria la bionda
Fermo al semaforo, mi guardo in giro.

Su un manifesto   pubblicitario e che, poco cautamente, i creatori avevano lasciato ampi spazi bianchi, vi era scritto e disegnato di tutto.

Solite cose: croci celtiche, svastiche, falci, martelli, pistole, stelle a  cinque e sei punte e, con abbondante uso di kappa, motti politici accompagnati da violenze promesse ed ammonimenti agli avversari di credo diverso, di stare alla larga.

Solite cose, niente di nuovo, la violenza ormai è pane quotidiano per la balda gioventù che non trova di meglio da fare e non sa dove incanalare la sua irrequietezza. Non ha capito molto, a quanto pare, a questo proposito.

C’era però, uno che aveva capito e molto bene anche. Infatti, con pennarello rosso e facendosi spazio schivando con curve le scritte nere, aveva ben pensato, e finalmente, di ringraziare la ragazza che, evidentemente, era stata molto generosa con lui:

Francesca è la ragazza più dolce del mondo.

Quella scritta mi è sembrata come un fiore di campo che nasce in un cumulo di spazzatura abbandonata lungo una strada di periferia.

Certo che la vita ci prende. Ci prende fin troppo oppure siamo noi che ci lasciamo prendere in questa pazza corsa a bisogni che, a ben guardare, sono completamente inutili.

Ma è quasi impossibile sfuggire a queste sirene che ci fanno sembrare indispensabile l’ultimo modello di… oppure l’orologio da astronauta preciso al miliardesimo di secondo oppure quel modello di cellulare...ecc. ecc.

Inseguiamo troppo inutili sirene e poi, di colpo, un bel giorno ci accorgiamo che il tempo è passato o che qualche cosa di imprevisto ci costringe a riflettere un pò.

E’ successo così anche ad una persona che sembrava lanciata verso una inarrestabile carriera.

Era ateo per natura, scapolo e riconosceva, come unici valori, il danaro e l’arrivismo: Si trova di colpo di fronte ad una malattia incurabile. Ed è in questi momenti, quando il corpo è allo stremo e stà per lasciarci, quando è facile scivolare in stati alterati di coscienza, momenti in cui, come in un processo di osmosi, la parte migliore di noi, il nostro Reale Essere, normalmente soffocato dalle chimere di cui sopra, attraversa la membrana dei sensi ed affiora in superficie, che ci rendiamo conto della nostra effimera corsa.

Ci rendiamo conto di essere stati beffati, che abbiamo vissuto rincorrendo effimere chimere ed abbiamo trascurato ciò che realmente conta.

Ed è allora che ricordiamo i momenti più belli della vita, pochi in realtà, di norma.

Il malato, ormai alla fine, lascia questa inaspettata poesia, dedicata all’unico episodio che abbia nobilitata la sua esistenza. Quasi un testamento spirituale.

 “Grazie sera, che su di me scendi ed ogni cosa nel tuo mantello avvolgi affinché cuori sofferenti trovino conforto.

Grazie del sereno che dietro te si si espande. Gioiosa ora del giorno che finisce. L’Anima illanguidisce e tace e nel cuore il ricordo degli occhi belli di Maria la bionda, che nel sonno creduto eterno si è addormentata.

Oh, dolce inganno dell’ultimo sonno! I passati giorni tornano alla mente:

i giorni d’amore, i clandestini incontri….

Brusii di foglie, il suono dei suoi passi, 

e già il cuore mi si rompeva nel petto.

Come spinta dal vento, dal cielo portata, lei si offriva all’anima mia rugiada e balsamo.

Bella era e bionda, simile alla sera….."




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permalink | inviato da Fort il 19/5/2018 alle 21:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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