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Né per i vivi né per i morti il saggio mena cordoglio (Krisna)
SOCIETA'
28 marzo 2018
La Resurrezione nella Carne (ma poi si "muore" davvero?)


"Noi ci volgiam coi principi celesti

d'un giro e d'un girare e d'una sete,

ai quali tu del mondo già dicesti:

<Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete>

Paradiso, VIII, 34-37  


La resurrezione "nella carne" è la risposta religiosa, il conforto che la Religione offre a chi è venuto a mancare una persona cara oppure in giorni che si va per cimiteri.

Questa resurrezione è anche una professione di Fede inserita nel Credo, "credo nella resurrezione della carne".


Ma è veramente un conforto? Siamo sicuri di volerla veramente? Di doverla desiderare? Proviamo a fare qualche piccola considerazione.

Le parole nascondono le idee.

Succede che, mentre queste ultime sono chiare, quando si va a tradurle sul piano materiale, tramite scritto oppure verbalmente, in maniera di renderle accessibili a tutti, ci si accorge che non sempre si riesce ad esprimerle bene.


Un buon oratore oppure scrittore si distingue proprio per questo: esprime bene il concetto che ha in mente, supera il "collo di bottiglia", la strettoia che inevitabilmente si presenta quando si passa dal campo delle idee, immateriali ma ben presenti,al campo fisico tramite scritto o parole. Ne derivano revisioni, rifacimenti, riletture ecc.

Succede anche, allo studioso, al poeta, ad un artista che, quando ha ancora voglia di continuare a lavorare, a creare, deve cedere alla stanchezza del corpo che lo chiama fortemente al riposo facendolo crollare per il sonno, magari con la penna in mano.

La mente non ha di questi problemi ma, dovendosi servire del "soma"per poter esprimersi, deve sottostare, assoggettarsi ai suoi limiti.

Ora, alla cosiddetta morte, la mente si separa dalla materia e, libera da ogni vincolo, può finalmente ritornare ad esprimersi nel pieno delle sue facoltà.

D'accordo, è una ipotesi.

In questo campo, purtroppo, possiamo solo ipotizzare ma diamola per vero, solo per un momento: ci permetterà di andare avanti nel discorso.

 

Per quanto riguarda la forma poi, c'è da dire che noi dobbiamo per forza dare una forma ed oltre la forma, anche un nome, un tempo ed uno spazio.

 

Ma se quel che chiamiamo "mente" non fosse più vincolata alla materia con tutte le sue limitazioni non sarebbe meglio per la nostra parte sottile? Potrebbe essere un lampo di luce nel buio, superare barriere temporali, esprimersi a velocità del pensiero senza parlare o scrivere. Potrebbe avere una visione ben più ampia di una immensità che forse, qui, non riusciamo neanche ad immaginare. Gli artisti, i poeti, gli scrittori, sono delle finestre in queste dimensioni. Non potrebbe darsi che l'ermetico e geniale "Mi illumino di Immenso" sia riferito a questo? Una visione, una ispirazione del Poeta. Rende in maniera eccellente il concetto di come potrebbe essere una mente libera dalla materia. Non sarebbe più ermetico, sotto questo punto di vista almeno, bensì molto chiaro ed illuminante.

 

Ma e sempre a proposito di resurrezione della carne, e tralasciando altre considerazioni, che aspetto dovremmo avere: quello del massimo splendore? E questo, riferito a chi?

Immaginiamo una donna: i suoi genitori la vorrebbero ancora una giovane liceale, prima che vada via di casa.

Per il marito, questo la vorrebbe risorta nell'aspetto che aveva quando si sono innamorati,come un fiore appena sbocciato a primavera che si copre di colori e profumi per attirare gli insetti impollinatori.

Per i figli, questi la vorrebbero come una mamma, come quando, da bambini, li invitava nel lettone perché, magari c’era un temporale. Quale aspetto dovrebbe avere, dunque ?

Sappiamo anche che da quando si è scoperta la legge del "nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma" siamo stati messi di fronte ad una dura realtà: siamo, dal punto di vista materiale, in un sistema chiuso.


Il concetto lo esprime bene Amleto "A quali vili usi noi possiamo tornare, Orazio! Perchè non potrebbe l'immaginazione seguire la nobile polvere di Alessandro, fino a trovarla a turare il buco di una botte?".

La nostra materia organica, ripulita tramite la decomposizione e ritrasformata in inorganica,elementare, viene ad essere riciclata, in un perfetto meccanismo, ed utilizzata da altri esseri. Forse il Corpo di Gesù è sublimato trasformatosi subito in pura energia come sembra dirci la Sacra Sindone. Per il resto ed in questo sistema planetario, la materia è quella che è e basta.


Pertanto è logico supporre che miliardi di esseri viventi appartenenti ad ogni regno a cominciare dai componenti del brodo primordiale, hanno, abbiamo, utilizzato tutti la stessa materia, grosso modo, per vivere su questo pianeta.


Tutta la materia creata, infatti, non si distrugge mai bensì è in continua trasformazione. In altri piani di esistenza ed in assenza di materia, anziché trasformazione, bisogna invece, parlare di evoluzione.


Ecco, io voglio solo dire che forse la “resurrezione nella carne” non è proprio il massimo. Vorrei (e spero) di rinascere nello Spirito invece, come diceva, sempre Gesù, a Nicodemo.


La "carne" serve tantissimo per fare esperienze, il più possibile e di tutti i tipi purché si rispetti la persona e la volontà altrui ma, una volta terminato quello per cui sono nato, una volta terminato il ciclo delle “incarnazioni” vorrei, spero e credo di lasciarla per rinascere in Spirito.

Fortemente lavorando,fortemente sperando di diventare un giorno, chissà quando, chissà come, uno di quei "Voi": <Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete>

Almeno per quel che mi riguarda.


Tornerò a voi, non dimenticatemi.
Sarà tra breve, e il mio anelito raccoglierà polvere e saliva per un altro corpo.
Sarà tra breve, un attimo di calma nel vento e un'altra donna mi partorirà.

(Gibran Kalhil nel "Commiato")



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permalink | inviato da Fort il 28/3/2018 alle 20:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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